Uno schiaffo può fermare un comportamento. Un bambino può smettere di fare qualcosa perché sa che, se continua, verrà colpito.
Ma questa è la stessa cosa che imparare perché quel comportamento era sbagliato?
La domanda non è soltanto se “funziona”
Quando un adulto punisce fisicamente un bambino, può ottenere obbedienza immediata. Ma l’educazione non consiste soltanto nel produrre obbedienza.
Un bambino deve anche imparare a riconoscere una regola, comprenderne il motivo, prevedere le conseguenze delle proprie azioni e, progressivamente, comportarsi in modo responsabile anche quando l’adulto non lo sta guardando.
Che cosa dicono le ricerche?
Le revisioni della ricerca sullo spanking hanno associato la punizione fisica a maggiori problemi comportamentali e relazionali, senza trovare prove convincenti che produca i benefici educativi che i genitori cercano. La ricerca più recente continua a distinguere tra diversi tipi di disciplina, ma il punto generale rimane: punire fisicamente non è necessario per educare un bambino.
Questo non significa che ogni bambino reagisca nello stesso modo o che un singolo episodio determini automaticamente un certo esito. Significa che, come strategia educativa, la violenza fisica ha costi e non offre un vantaggio educativo che renda necessario usarla.
E allora come si insegna un limite?
Con conseguenze coerenti, limiti chiari, spiegazioni adeguate all’età e soprattutto con la capacità dell’adulto di mantenere il limite anche quando è arrabbiato.
Non è sempre facile. Ed è proprio questo il punto: educare non significa trovare il modo più rapido per far smettere un bambino. Significa aiutarlo, lentamente, a non avere bisogno dell’adulto per sapere cosa fare.
La domanda che rimane
Quando nostro figlio obbedisce perché ci teme, abbiamo insegnato una regola o abbiamo semplicemente insegnato che il più forte può imporla?
