Il 1° ottobre 2016 accadde davvero qualcosa di importante nella governance tecnica di Internet: terminò il contratto tra il governo degli Stati Uniti e ICANN per le funzioni IANA.
Il vecchio articolo de L’Elastico lo presentava come una possibile perdita di controllo americano sulla rete. Dieci anni dopo possiamo separare ciò che è accaduto da ciò che temevamo potesse accadere.
Che cosa è cambiato?
La supervisione delle funzioni IANA è passata dal precedente contratto con il governo statunitense al modello globale multistakeholder. Per la gestione dei nomi di dominio, le funzioni IANA sono oggi svolte da Public Technical Identifiers, un’affiliata di ICANN.
Questo non significa che ICANN gestisca Internet nel suo complesso. La sua funzione riguarda gli identificatori univoci necessari affinché la rete rimanga interoperabile.
Che cosa non è successo?
Internet non è passato sotto il controllo dell’ONU. E ICANN non ha ottenuto il potere di decidere quali contenuti gli utenti possano pubblicare.
La domanda che rimane
La transizione del 2016 ci lascia però una domanda molto più generale: quando un’infrastruttura diventa globale, è meglio che la sua governance resti legata a un singolo Stato o che venga affidata a una comunità internazionale di soggetti diversi?
Non è una domanda soltanto tecnica. È una domanda sul potere.
