Ci sono momenti in cui ci sentiamo depressi o con stati d’animo di “disperazione” a vari livelli: esistono casi nei quali la depressione è talmente profonda da necessitare dell’aiuto di un medico o psicoterapeuta bravo. Ma livelli “normali” di depressione capitano a tutti. Ci sentiamo stanchi, frustrati, alle volte piangiamo, e a prescindere dalla comprensione altrui, siamo facilmente irritabili e scoraggiati dalle operazioni più semplici.
Ci saranno certamente stati dei motivi che hanno scatenato la nostra malinconia: un rifiuto, un’umiliazione sul lavoro, la crescente consapevolezza che gli ambiziosi piani di anni precedenti sono venuti meno…
Purtroppo, la tristezza nella società è considerata quasi un tabù. Le società tendono ad insistere sul buon umore. Finisce che non solo dobbiamo lottare, ma siamo anche umiliati dall’essere in tali difficoltà. Eppure, in realtà, non c’è niente di più naturale della sofferenza. Abbiamo così tanti motivi per soffrire: già solo perchè esistiamo spesso ci sentiamo incompresi, ingiustamente criticati, trascurati e respinti. Ci fa soffrire la nostra stessa stupidità e ci sconvolge la nostra bruttezza interiore e la nostra mancanza di coraggio. Prendiamo alcune decisioni incredibilmente sbagliate, deludiamo gli altri e assistiamo alla sofferenza e alla morte di coloro che amiamo.

È normale, è la sofferenza della vita. Ogni giorno, quasi senza accorgercene, dobbiamo combattere contro molti motivi che ci fanno disperare. Ci affidiamo allora alla nostra capacità di contrapporre ai pensieri negativi pensieri consolanti. E poi succede che non ce la facciamo più e iniziamo a disperarci.
Teniamo sempre a mente alcune cose quando avviene:
Per cominciare, che soffrire non è un difetto ma una realtà fondamentale per la nostra specie. Ci serve per crescere e maturare. Come specie eravamo e siamo rimasti estremamente sensibili, con corpi fragili, costantemente esposti al pericolo; la maggior parte di noi è cieca, o ha infinite speranze senza alcun collegamento alla realtà oppure non ne ha alcuna e tutti hanno l’esigenza insaziabile di ricevere amore e simpatia. Le nostre tribolazioni sono un sintomo del nostro essere umani.
Poi, che anche le persone che potrebbero sembrare di successo hanno, come noi, dei momenti di disperazione. Ci sfugge che la sofferenza e la disperazione incombono su tutti coloro che ci circondano. Anche chi è esteriormente sereno o tranquillo, chi è bello, chi è ricco e chi ci vive accanto. Se solo potessimo vedere nelle menti degli altri ci sentiremmo molto meno soli.
È vero, alle volte è difficile starci vicino. Potremmo facilmente essere percepiti come scontrosi, distaccati oppure cinici. Ma in verità siamo tristi, non scontrosi, ansiosi piuttosto che cattivi. E ‘difficile far apparire affascinante la nostra disperazione, presentarla in modo che ci faccia avere la compassione che tanto vogliamo. Eppure siamo più duri con noi stessi di quanto lo saremmo con un amico. Dobbiamo – per lo meno – attribuire a noi stessi lo stesso grado di perdono che non esiteremmo a dare a un conoscente.

Infine, per quanto allettante possa essere, non possiamo semplicemente lasciar andare la nostra vita. Ci sono troppe persone che si affidano a noi o che semplicemente ci vogliono bene anche se spesso non ce ne accorgiamo.
E soprattutto, non conosciamo il futuro. Le cose possono cambiare in meglio per ragioni che sono difficile da prevedere. Proprio come piaceri si dissolvono e possono sembrare insensati a posteriori, così la sofferenza (almeno a volte) può passare e diminuire. Cose che pensavamo di non essere in grado di superare, gradualmente diventato sopportabili. La nostra mente si adegua, si adatta alla nuova realtà.
Essere miserabili non ci esclude dalla comunità umana. È un segno sicuro che siamo molto normali e che la nostra vita sta procedendo, a suo modo, più o meno come dovrebbe.
L’Elastico

