“La sinistra distrugge tutto”.
Il titolo originale di questo articolo era volutamente assoluto. Ma proprio per questo nascondeva il problema più interessante: come si fa a capire se una critica politica è vera o è soltanto una caricatura?
Prendiamo un’accusa alla volta
Università troppo ideologiche. Arte diventata provocazione. Informazione politicizzata. Libertà di parola limitata. Politiche identitarie. Cambiamenti nel modo di parlare di sesso e genere.
È possibile discutere seriamente di tutte queste cose. Ma per farlo dobbiamo separare le impressioni dalle prove.
Il problema dello slogan
Se diciamo “la sinistra distrugge le università”, abbiamo già perso una parte della precisione. Quale sinistra? Quali università? In quale periodo? Quale risultato consideriamo “distruzione”?
La stessa critica può essere rivolta a qualunque altra parte politica. “La destra distrugge la società” non diventa più vera soltanto perché sostituiamo una parola con un’altra.
Criticare senza demonizzare
Una critica forte può essere più efficace quando è precisa. Possiamo sostenere che una determinata politica produce un effetto indesiderato, oppure che un’istituzione ha adottato un criterio discutibile. Ma allora dobbiamo mostrare il meccanismo e, quando possibile, i dati.
La domanda che rimane
Se togliessimo dal nostro vocabolario parole come “sempre”, “mai”, “tutto” e “niente”, quali delle nostre convinzioni politiche riuscirebbero ancora a reggere?
Forse scopriremmo che alcune diventano più deboli. Ma altre diventerebbero molto più solide.
