Alla ricerca del vero femminismo.

di Valentina Priolo.

Cosa significa essere femministe oggi? Cosa significava esserlo un tempo? Come fare a distinguere il femminismo dalla misandria? E come fare a distinguerlo dall’ipersessualizzazione della società odierna? Questi sono i temi che ho intenzione di affrontare nella mia esposizione.

Il femminismo è un movimento sociale, politico e culturale che si pone come obiettivo il raggiungimento della parità di diritti e opportunità tra donne e uomini.
Non significa “supremazia femminile”, ma lotta contro le disuguaglianze e le discriminazioni basate sul genere.

Questa corrente ideologica si è sviluppata in diverse fasi storiche ma tutto parte da tempi molto antichi. Quelli del matriarcato. Molte le divinità femminili accanto a quelle maschili, e si tutti la figura della Dea Madre. Tuttavia nella società greco-Romana la donna era trattata perlopiù da subordinata.

Nel XIX secolo e all’inizio del XX secolo era concentrata soprattutto sul diritto di voto per le donne. Ma prende piede anche la lotta per il diritto allo studio, al lavoro, alla proprietà.

Negli anni ’60 e ’80 era legata ai diritti civili, alla sessualità, al lavoro, all’accesso all’istruzione, alla libertà di scelta sul proprio corpo. Femminismo radicale che si concentra sul diritto all’aborto, sulla contraccezione e sulla libertà sessuale.
Simone de Beauvoir con Il secondo sesso diventa un riferimento filosofico.

Dagli anni ’90 in poi si è invece mostrata più attenta alle differenze di identità (di genere, etnia, orientamento sessuale, classe sociale) e al concetto di intersezionalità, cioè al modo in cui le diverse forme di discriminazione si intrecciano.

Dal 2010 fino ai giorni nostri si è fortemente connessa ai social media, focalizzandosi sul contrasto alle molestie, alla violenza di genere e sulla promozione di una cultura dell’uguaglianza. Tanto da diventare oggetto di canzoni marcatamente femministe come ‘Labour’ di Paris Paloma e ‘Figlia della tempesta’ della Niña, senza dimenticare la visione pagana, che bene si esprime in Savage Daughter scritta nel 1990 da Karen L. Unrein (Kahan), e interpretata da diverse artiste tra cui Sarah Hester Ross ed Ekaterina Shelehova. La canzone di Paris Paloma mette in luce la storia del lavoro domestico non retribuito delle donne, la totale responsabilità sulla cura della casa e quella della maternità, criticando le aspettative patriarcali ancora oggi presenti nel matrimonio. Il brano affronta anche concetti come l’incompetenza strumentalizzata del maschio e il ciclo dell’abuso presente in alcune coppie. In “Figlia della tempesta” la cantautrice partenopea affronta in modo chiaro e diretto la condizione della donna nella società, denunciando le pressioni sociali e i ruoli imposti al femminile fin dalla nascita. Il tutto esplorando temi come la violenza, la discriminazione e la lotta per la libertà, con l’uso di un linguaggio crudo e senza fronzoli. La Niña canta una rabbia viscerale, rivolta contro un sistema che continua ad opprimere senza reali progressi.
“Savage Daughter” è invece la celebrazione della forza e dell’indipendenza delle donne, celebrazione che viene potenziata con immagini di connessione con la natura e con le tradizioni ancestrali. Quasi uno slogan di genere “Sono la figlia selvaggia di mia madre,
The one who runs barefoot, cursing sharp stones.
Sono la figlia selvaggia di mia madre,
Non taglierò i miei capelli, non abbassero’ la mia voce.”

Ma tornando al femminismo, questo lavora per eliminare stereotipi, barriere sociali e strutturali che impediscono alle persone — in particolare alle donne e a chi non si riconosce nei modelli di genere tradizionali — di avere gli stessi diritti e possibilità degli uomini.
Niente a che fare con la misandria che è invece l’odio, il disprezzo e i pregiudizi nei confronti degli uomini. Un atteggiamento negativo verso persone di sesso maschile, simile alla misoginia per quanto riguarda le donne. Fondamentalmente una forma di discriminazione basata sul genere.

Ma oggi, cosa è diventato il femminismo? È realmente quello che cantiamo sui social a voce alta e battendoci spesso il petto o si sta confondendo con la società ipersessualizzata, dove la donna – da seduttrice – si sente libera senza esserlo davvero in quanto sempre oggetto del desiderio maschile? Cosa c’è di veramente libero nel sentirsi apposto solo se si piace agli uomini e se si vince la competizione con le altre donne? Sedurre, maltrattare e abbandobare come è stato fatto dall’altro genere per secoli? Quanta uguaglianza è presente nel voler predominare ed avere vantaggi superiori come a riscatto di quanto è stato prima tolto?
Il femminismo ha ancora parecchia strada da percorrere. Se veramente questa corrente ideologica rincorre la parità tra i generi e l’inesistenza delle differenze di trattamento tra i vari orientamenti, così da strutturare nella società una reale accettazione delle diversità e delle unicità. Se veramente vogliamo uguaglianza per tutti perché abbiamo affidato questo fondamentle compito ad un femminile che continua ad essere ipersessualizzato, questa volta non più soltanto come vittima ma anche come carnefice. Il fulcro resta sempre lo stesso, serve l’accettazione maschile. Nel vero femminismo la donna non ha bisogno di essere accettata. Così come l’uomo. Così come i no gender. Il vero femminismo e orgoglioso di essere, di esistere, non ha bisogno di piacere anzi ha bisogno di alzare forte la voce anche quando non la alza affatto. Il vero femminismo dovrebbe essere la profonda e intima convinzione di avere il diritto di esprimersi senza essere considerati per il proprio genere, per il proprio orientamento, per la propria ideologia. Io essere vivente e senziente ho il diritto di essere ciò che sono e di esprimerlo senza dover vivere nel timore di essere costantemente giudicato, attaccato, discriminato, deriso, sbeffeggiato. Siamo sicuri che nella società odierna questo obiettivo, questo traguardo sia stato raggiunto? Perché basta leggere i commenti sotto a un post o a qualsiasi video social per accorgersi che non è così. Questa è la società del body shaming, della critica, del giudizio aspro. Donne che per esaltare se stesse tirarsi fuori dal proprio fango sono ancora più aggressive e crudeli di certi beceri maschi. Decenni di lotta femminista non hanno ancora portato al raggiungimento dell’obiettivo. Molte conquiste sono state fatte in passato, altre si spera verranno raggiunte in futuro. Ma nella mia personale visione nel momento attuale ci troviamo in una fase di stallo, anche e sopratutto dal punto di vista morale.
Non può esistere progresso se non c’è coesione. Non può esistere libertà vera, e non soltanto decantata, se non si è liberi di essere se stessi senza conseguenze. Conseguenze che poi vengono affrontate in maniera diversa a seconda del carattere delle persone che le subiscono. Ciò non modifica il fatto che tutti subiscono una potente aggressione. E se il femminismo vuole la parità e la libertà per tutti – donne, uomini, no gender, transgender e via discorrendo – non si può parlare di reale femminismo fintantoché continua a perpetrarsi questa violenza morale. Violenza che rappresenta il rifiuto di e la lotta contro l’unico concetto che può portare verso questa parità e libertà: il riconoscimento del l’unicità.

Quello che viviamo non è femminismo è misandria, misoginia, razzismo, rifiuto, attacco, sentenza. E in mezzo a tutto questo esiste ancora il movimento femminista che si batte anche contro la violenza di genere. In difesa delle donne ma anche in difesa di quegli uomini vittime essi stessi della violenza e della discriminazione. Perché è vero che siamo sottorappresentare e messe ancora in angoli da cui ci stacchiamo con grande veemenza. Ma è vero anche che una medaglia ha sempre due facce. Esistono uomini uccisi, sfregiato, rovinati socialmente per a violenza di alcune donne. Ma sono ancora tante quelle che vengono uccise per un no.

Le donne pm devono combattere contro gli uomini. Le donne devono combattere contro le convinzioni e gli atteggiamenti di chi, appartenente allo stesso genere, le marginalizzare e le umilia ancora di più di quanto fa il maschile che si sente impotente e che per questo triva come sfogo solola violenza.

È aspra la critica nei confronti delle madri dei maschi. C’è la tendenza invece a difendere molto chi ha figlie femmine. Viene sottolineato come i maschi vadano educati a rispettare le donne, ma quello che non viene mai detto e che le donne devono essere educate all’indipendenza, economica, mentale e pratica. A non affidarsi solo al sostegno maschile ma affidarsi principalmente a se stesse. Ulteriore compito per le madri di bimbe dovrebbe essere quello di insegnare loro a non attaccare le altre. Quale migliore insegnamento c’è se non l’esempio? Si continua ad attribuire tutta la responsabilità dell’educazione dei maschi alle mamme ma i papà non esistono? Per loro la funzione dell’esempio non funge? Quanto è ancora maschilista questa società? Secondo me ancora parecchio sono le donne che devono agire per prime su se stesse per cambiarla.

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