La “bigotry of low expectations”: quando abbassare le aspettative diventa una gabbia

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C’è un modo di essere gentili che, a prima vista, sembra quasi impossibile da criticare: aspettarsi poco da qualcuno perché pensiamo che abbia già abbastanza difficoltà.

“Non possiamo pretendere troppo da lui.”
“Per lei è già un grande risultato.”
“Considerando da dove viene, va bene così.”

Sembrano frasi comprensive. A volte lo sono davvero.

Ma a volte nascondono un’idea molto più scomoda: forse non stiamo aiutando una persona quando abbassiamo le nostre aspettative. Forse le stiamo dicendo, senza dirglielo, che non crediamo davvero nelle sue possibilità.

Che cosa significa “bigotry of low expectations”?

L’espressione inglese bigotry of low expectations, spesso resa come “pregiudizio delle basse aspettative”, è diventata famosa negli Stati Uniti con George W. Bush, che la utilizzò nella sua campagna presidenziale del 2000 parlando di istruzione. Bush sosteneva che abbassare gli standard per gli studenti svantaggiati, invece di pretendere da loro gli stessi risultati e offrire loro gli strumenti per raggiungerli, potesse trasformarsi in una forma di discriminazione. Nel 2002 definì esplicitamente questo atteggiamento la “soft bigotry of low expectations”. La definizione compare anche negli archivi della Casa Bianca.

La parola bigotry, però, è volutamente provocatoria. Non significa che chi ha basse aspettative sia necessariamente una persona intollerante o animata da cattive intenzioni. L’idea è un’altra: un pregiudizio può produrre discriminazione anche quando nasce da un’apparente benevolenza.

Il paradosso della compassione

Immaginiamo un insegnante che abbia davanti un ragazzo proveniente da una famiglia molto povera.

Il ragazzo arriva a scuola con meno strumenti degli altri. Magari ha avuto meno libri, meno aiuto a casa, meno tranquillità. L’insegnante lo sa e vuole aiutarlo.

Ed è qui che può comparire il problema.

Se penso “ha avuto una vita difficile, quindi non posso pretendere troppo”, posso finire per assegnargli compiti più facili, correggerlo meno severamente, lasciarlo passare più facilmente da un livello all’altro.

Il mio intento è proteggerlo.

Ma il risultato potrebbe essere l’opposto: gli sto togliendo proprio quella sfida che potrebbe permettergli di crescere.

“Non sei capace” può essere detto anche senza pronunciare quelle parole

Le aspettative non sono soltanto quello che diciamo. Sono anche quello che chiediamo, quello che correggiamo, quello che consideriamo normale aspettarci da una persona.

Se da un ragazzo mi aspetto un buon risultato e da un altro, per le sue origini o per la sua situazione, mi accontento sempre di qualcosa in meno, posso convincermi di essere comprensivo.

Ma il secondo ragazzo potrebbe ricevere un messaggio completamente diverso:

“Per uno come te, questo è già abbastanza.”

Non è necessario dirlo apertamente. Può essere incorporato nelle aspettative di chi gli sta intorno.

Ma c’è un problema dall’altra parte

Qui però dobbiamo stare attenti.

Da questa idea si può facilmente arrivare a una conclusione sbagliata: se bisogna avere aspettative alte, allora basta pretendere di più.

Non è così.

Dire a una persona “puoi farcela” mentre le neghiamo tempo, strumenti, istruzione, sostegno o una possibilità concreta di riuscirci non è una grande aspettativa. È soltanto una pretesa.

Un’aspettativa alta ha senso quando è accompagnata dalla volontà di mettere una persona nelle condizioni di raggiungerla.

Lo stesso problema può esistere anche fuori dalla scuola

Pensiamo al lavoro.

Un capo potrebbe decidere che un dipendente non è pronto per una responsabilità perché viene da un ambiente svantaggiato, ha poca esperienza o appartiene a un gruppo che, secondo il capo, “ha più difficoltà”.

Oppure potrebbe fare l’opposto: affidargli una responsabilità enorme senza formazione, perché “bisogna trattarlo esattamente come tutti gli altri”.

Entrambe le cose possono essere ingiuste.

La vera domanda non è quindi: “Quanto devo aspettarmi da questa persona?”

È: “Che cosa posso realisticamente aspettarmi da questa persona, e che cosa devo fare perché possa arrivarci?”

Il caso più delicato: la disabilità

Il concetto è stato utilizzato anche nel campo della disabilità, dove il problema delle aspettative basse può avere conseguenze particolarmente concrete. Un rapporto del Parlamento del Victoria, per esempio, raccoglie testimonianze secondo cui aspettarsi troppo poco dalle persone con disabilità intellettive o cognitive può influenzarne negativamente il percorso verso studio e lavoro. Il rapporto parlamentare ne discute esplicitamente.

Ma anche qui la distinzione è fondamentale.

Riconoscere una difficoltà reale non significa avere basse aspettative. Significa adattare il percorso senza decidere in anticipo quale sia il limite della persona.

La domanda che rimane

Forse il punto più interessante della bigotry of low expectations non riguarda la scuola, la politica o una particolare categoria di persone.

Riguarda un meccanismo umano molto più generale.

Quanto di quello che una persona riesce a fare dipende dai suoi limiti, e quanto dipende dai limiti che gli altri hanno deciso di aspettarsi da lei?

Non possiamo sapere quanto sarebbe capace di fare una persona se non le diamo mai la possibilità di provarci.

E forse è proprio questo il paradosso: a volte, per paura di essere ingiusti, finiamo per trattare qualcuno come se fosse meno capace di quanto potrebbe essere.

Non serve pretendere che tutti siano uguali. Non lo siamo.

Serve qualcosa di più difficile: non decidere in anticipo quanto lontano può arrivare una persona soltanto perché sappiamo da dove è partita.


L’Elastico

La formula “bigotry of low expectations” nasce da un preciso dibattito politico americano e non è una legge scientifica che dimostri che le aspettative alte producano sempre risultati migliori. È un concetto, e come tutti i concetti va messo alla prova.

La domanda che ci interessa, però, resta sorprendentemente attuale: quando aiutiamo qualcuno, stiamo davvero rimuovendo un ostacolo oppure stiamo abbassando il traguardo?

La differenza può sembrare piccola. Per la persona che deve raggiungere quel traguardo, potrebbe essere enorme.

Abbiamo un’idea. Vediamo se regge.

Fonti e contesto

  • George W. Bush, intervento sull’istruzione, 4 settembre 2002, archivio della Casa Bianca.
  • Laurie Rubel e Andrea V. McCloskey, The “Soft Bigotry of Low Expectations” And Its Role in Maintaining White Supremacy through Mathematics Education, Bank Street College / University of Haifa, 2019.
  • Parliament of Victoria, rapporto sull’accesso alla formazione per persone con disabilità, 2025.

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E se, nel tentativo di aiutare qualcuno, finissimo per convincerlo che non possiamo aspettarci molto da lui? La cosiddetta “bigotry of low expectations” mette in discussione un paradosso scomodo.

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