Quando incontriamo una persona nuova, ci piace pensare di osservarla per quello che è. La ascoltiamo, guardiamo ciò che fa, interpretiamo le sue parole e arriviamo a una conclusione: questa persona è affidabile, aggressiva, gentile, egoista, competente, fredda.
Ma quanto di ciò che vediamo appartiene davvero all’altra persona?
Nel video What Do I Project onto Other People?, The School of Life parte da una delle idee più affascinanti della psicoterapia: la proiezione. L’idea è che, quando giudichiamo gli altri, non partiamo sempre da ciò che abbiamo davanti agli occhi. A volte portiamo nel presente aspettative e paure costruite molto tempo prima, soprattutto durante l’infanzia.
La teoria della proiezione
Secondo questa prospettiva, ciascuno di noi possiede una sorta di archivio interno di convinzioni su come sono le altre persone e su come probabilmente si comporteranno.
Il problema è che questo archivio non nasce necessariamente dall’esperienza che stiamo vivendo adesso. Può avere molto più a che fare con persone e situazioni del nostro passato, alcune delle quali abbiamo persino dimenticato.
Se abbiamo imparato presto che le persone sono imprevedibili, potremmo entrare in una nuova relazione aspettandoci che prima o poi ci deludano. Se abbiamo imparato che l’autorità è minacciosa, potremmo percepire ostilità in una persona che occupa una posizione di potere anche quando non ne sta mostrando. Se abbiamo imparato che gli altri non sono disponibili quando abbiamo bisogno di loro, potremmo essere diffidenti persino davanti a qualcuno che si comporta diversamente.
Il passato che entra nel presente
La caratteristica più importante di questo meccanismo è che spesso non ci accorgiamo che sta accadendo.
La nostra interpretazione ci sembra semplicemente una lettura corretta della realtà. Non pensiamo: “Sto proiettando su questa persona qualcosa che appartiene al mio passato”. Pensiamo: “Questa persona è fatta così”.
Ed è proprio qui che la proiezione può diventare problematica.
Le esperienze dolorose possono infatti lasciare dietro di sé aspettative prevalentemente negative. Possiamo diventare più rapidi nel provare paura, rabbia, sospetto o ostilità di quanto richieda la situazione presente.
Il risultato è paradossale: cerchiamo di proteggerci da ciò che abbiamo già vissuto, ma finiamo per portare quella stessa esperienza dentro relazioni che potrebbero essere completamente diverse.
Perché la proiezione è così difficile da riconoscere
Se la proiezione fosse facilmente riconoscibile, probabilmente sarebbe molto meno potente.
Il problema è che siamo troppo immersi nel nostro stesso punto di vista per vedere immediatamente i nostri pregiudizi. Tra il nostro giudizio e ciò che consideriamo ragione non percepiamo necessariamente una distanza.
Non vediamo il filtro attraverso il quale stiamo guardando l’altra persona. Vediamo direttamente il risultato del filtro.
Per questo possiamo essere convinti che qualcuno sia arrogante, inaffidabile, ostile o giudicante senza renderci conto che stiamo attribuendo al presente una caratteristica che appartiene, almeno in parte, alla nostra storia.
Un esercizio per scoprire ciò che proiettiamo
Il video propone un esercizio molto semplice.
Prendiamo un foglio bianco e scriviamo in cima:
“Mi aspetto che le altre persone siano…”
Poi lasciamo emergere le risposte senza cercare di renderle più razionali o più positive.
Potrebbero comparire convinzioni come:
- le persone che hanno autorità sono giudicanti e arrabbiate;
- gli altri possono improvvisamente aggredirti;
- le persone rispettano soltanto il denaro e lo status;
- le persone gentili non sono realmente competenti;
- quando hai bisogno degli altri, non puoi contare su di loro;
- gli altri potrebbero ridere di te o giudicarti in silenzio.
Il punto dell’esercizio non è stabilire immediatamente se queste frasi siano vere o false.
Il passaggio successivo consiste nel chiedersi: da dove vengono?
Dalla generalizzazione alla persona concreta
Una convinzione come “gli uomini anziani che hanno autorità sono giudicanti e aggressivi” sembra una generalizzazione sul mondo. Ma potrebbe essere il residuo di una persona molto precisa.
Forse c’era un adulto nella nostra infanzia che esercitava l’autorità in quel modo. Forse una persona dalla quale dipendevamo ci ha trattati con durezza. Oppure qualcuno che avrebbe dovuto proteggerci non ci ha aiutati quando ne avevamo bisogno.
Con il tempo, un’esperienza particolare può trasformarsi in una regola generale.
Non incontriamo più soltanto quella persona. In qualche modo, iniziamo a cercarla anche negli altri.
La proiezione, in questa lettura, è quindi il passaggio da una memoria concreta a una convinzione generale: da “questa persona mi ha trattato così” a “le persone sono così”.
Il problema non sono sempre “gli altri”
Questo non significa che le persone difficili non esistano. Non significa neppure che ogni giudizio negativo sia una proiezione.
Alcune persone sono davvero inaffidabili. Alcune sono aggressive. Alcune approfittano degli altri. E una storia personale dolorosa non rende automaticamente false le nostre percezioni.
La teoria della proiezione propone però una domanda diversa: quanto della nostra reazione appartiene a ciò che questa persona sta facendo adesso e quanto appartiene a ciò che abbiamo già vissuto?
È una distinzione sottile, ma può cambiare radicalmente il modo in cui interpretiamo una relazione.
Il commento de L’Elastico
La forza dell’idea proposta da The School of Life sta nella sua semplicità: prima di concludere che una persona ci ricorda qualcosa di negativo, possiamo chiederci se sia davvero quella persona a suscitare quella reazione oppure se abbia semplicemente toccato un punto che esisteva già dentro di noi.
È una domanda utile soprattutto perché ci costringe a separare due cose che tendiamo a confondere: ciò che l’altro fa e ciò che noi interpretiamo a partire da ciò che fa.
Ma attenzione a non trasformare la proiezione in una spiegazione universale
C’è però un rischio.
Una volta scoperta la teoria della proiezione, potremmo cominciare a usarla contro noi stessi con la stessa facilità con cui prima la ignoravamo. Ogni volta che qualcuno ci ferisce potremmo pensare: “È una mia proiezione”. Ogni volta che percepiamo un comportamento scorretto potremmo chiederci se il problema non sia dentro di noi.
Sarebbe un errore.
La consapevolezza dei nostri filtri non dovrebbe impedirci di osservare la realtà. Dovrebbe aiutarci a osservarla meglio.
Dire che possiamo proiettare il nostro passato sugli altri non significa che gli altri siano innocenti per definizione. Significa soltanto che, prima di attribuire loro un significato definitivo, può essere utile capire quale parte della nostra reazione nasce dalla situazione presente.
La domanda più difficile
Forse il punto più interessante della teoria è proprio questo: quanto del nostro giudizio sugli altri è realmente un giudizio sugli altri?
Potremmo scoprire che alcune delle nostre convinzioni più radicate non sono mai state formulate consapevolmente. Sono semplicemente diventate il modo in cui interpretiamo il mondo.
E quando una convinzione diventa invisibile, può governare le nostre relazioni senza che ce ne accorgiamo.
Prima capire, poi giudicare
Il valore dell’esercizio proposto dal video non sta nel convincerci che dobbiamo fidarci di tutti o smettere di giudicare.
Sta nel creare un piccolo spazio tra ciò che accade e la nostra prima interpretazione.
In quello spazio possiamo chiederci:
- Che cosa ha fatto realmente questa persona?
- Che cosa invece sto aggiungendo io?
- Questa reazione appartiene interamente al presente?
- Mi è già capitato di sentirmi così con qualcun altro?
- C’è una persona del mio passato che potrebbe avermi insegnato a vedere le cose in questo modo?
Forse non troveremo sempre una risposta.
Ma già il fatto di porci la domanda può cambiare il rapporto con ciò che vediamo.
In sintesi
Secondo The School of Life, una parte delle nostre aspettative sugli altri può essere il risultato di esperienze infantili che abbiamo dimenticato o che non colleghiamo più al modo in cui interpretiamo il presente.
Queste proiezioni possono diventare particolarmente negative: ci fanno aspettare ostilità, giudizio, inaffidabilità o rifiuto anche quando la situazione attuale non li giustifica.
Un modo per iniziare a riconoscerle consiste nel mettere per iscritto ciò che ci aspettiamo generalmente dagli altri e cercare poi le persone e le esperienze concrete che potrebbero aver dato origine a quelle convinzioni.
Non si tratta di decidere che il mondo è buono e che i nostri sospetti sono sempre sbagliati. Si tratta di distinguere, per quanto possibile, la persona che abbiamo davanti dalle persone che abbiamo conosciuto prima di lei.
Il video originale
What Do I Project onto Other People? — The School of Life





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