Il Pattern: un fisico quantistico decifra 2.000 anni di odio verso gli ebrei | David Deutsch

Composizione editoriale cinematografica sul Pattern di David Deutsch, con storia dell'antisemitismo, Gerusalemme e un filo rosso che collega epoche e idee.

Ci sono fenomeni storici che cambiano forma così tante volte da sembrare ogni volta qualcosa di diverso. L’antisemitismo è uno di questi: persecuzione religiosa, accuse di complotti, stereotipi economici, nazionalismo, razzismo, teorie politiche, demonizzazione dello Stato di Israele. Ma è possibile che dietro manifestazioni tanto diverse ci sia un meccanismo ricorrente?

È la domanda da cui parte David Deutsch, fisico quantistico e pensatore britannico. La sua risposta è una tesi precisa, che chiama semplicemente the Pattern: il Pattern.

Il Pattern: non semplicemente odio

La prima distinzione di Deutsch è anche quella più importante. Il Pattern, secondo lui, non coincide con i pogrom, con i massacri o con quello che normalmente chiamiamo “odio verso gli ebrei”. Questi sarebbero piuttosto alcuni dei suoi possibili risultati.

Il fenomeno fondamentale sarebbe precedente: la necessità di rendere moralmente legittimo fare del male agli ebrei proprio in quanto ebrei.

La differenza è sottile ma decisiva. Una persona può provare antipatia per un gruppo, avere dei pregiudizi o perfino odiarlo. Ma, per Deutsch, il Pattern compare quando quel sentimento viene trasformato in una giustificazione morale: non soltanto “non mi piacciono”, ma “è giusto, o almeno accettabile, danneggiarli”.

Per questo Deutsch invita a non concentrarsi esclusivamente sulle esplosioni di violenza. I massacri sono relativamente rari rispetto alla lunga durata della storia. Molto più frequente sarebbe la costruzione di un ambiente morale nel quale una certa forma di aggressione contro gli ebrei può essere considerata lecita, comprensibile o persino doverosa.

Una giustificazione che cambia volto

La tesi diventa interessante quando Deutsch osserva che le giustificazioni storiche non sono rimaste sempre uguali.

Nel mondo cristiano medievale poteva essere utilizzata l’accusa secondo cui gli ebrei erano responsabili della morte di Gesù. In altri periodi sono comparsi miti, accuse economiche, stereotipi razziali o nazionalistici. Con la modernità e l’emancipazione, secondo Deutsch, la vecchia rappresentazione dell’ebreo come figura religiosa estranea poteva essere sostituita da quella dell’ebreo come elemento straniero, infiltrato, ricco o dotato di un potere occulto.

Il punto della sua teoria non è quindi che gli stessi pregiudizi vengano ripetuti identici per duemila anni. È quasi l’opposto: cambiano le spiegazioni, mentre rimarrebbe la funzione che devono svolgere.

Deutsch porta come esempio anche la riflessione di Sant’Agostino. L’idea secondo cui gli ebrei dovessero soffrire ma non essere uccisi può essere letta, nella sua interpretazione, come un compromesso morale: la sofferenza degli ebrei viene data per legittima, ma la violenza viene limitata per renderla compatibile con altri principi morali della società.

Il paradosso della violenza

Qui la teoria compie un altro passaggio sorprendente. Secondo Deutsch, la violenza non esplode necessariamente quando il Pattern è al suo massimo livello. Può esplodere quando il Pattern viene minacciato.

Se una società considera normale, o almeno moralmente ammissibile, danneggiare gli ebrei, quella convinzione può restare a lungo sullo sfondo senza produrre violenza di massa. Ma se un cambiamento culturale mette in discussione quella legittimità, le vecchie giustificazioni rischiano di non funzionare più.

Deutsch interpreta in questa chiave anche il paradosso dell’Illuminismo. Ci si sarebbe potuti aspettare che l’affermazione di idee universalistiche e la riduzione delle persecuzioni religiose facessero scomparire l’antisemitismo. Invece, sostiene Deutsch, in alcuni contesti esso assunse nuove forme.

Nella sua lettura, non sarebbe una contraddizione: quando la società comincia a negare la legittimità della persecuzione, il meccanismo che la sosteneva viene messo sotto pressione e può reagire cercando nuove giustificazioni.

La nascita di Israele non avrebbe risolto il problema

Deutsch vede un altro grande test della sua teoria nella nascita dello Stato di Israele.

Dal punto di vista sionista, avere uno Stato avrebbe dovuto contribuire a normalizzare la condizione degli ebrei: non più una minoranza dispersa e vulnerabile, ma un popolo dotato di sovranità, come molti altri.

Secondo Deutsch, però, sarebbe accaduto qualcosa di diverso. La trasformazione degli ebrei in un popolo sovrano non avrebbe fatto scomparire il meccanismo; in certi casi avrebbe semplicemente modificato il suo bersaglio e il linguaggio con cui viene espresso.

È qui che la sua tesi entra inevitabilmente nel terreno più controverso del presente. Deutsch insiste però su una distinzione importante: criticare Israele non significa automaticamente manifestare il Pattern. Si può ritenere che una decisione israeliana sia sbagliata, immorale o politicamente disastrosa. La critica, di per sé, non costituisce il problema.

Il problema, nella sua interpretazione, nasce quando la critica lascia spazio alla falsificazione sistematica, alla demonizzazione e a una rappresentazione degli israeliani o degli ebrei come gruppo meritevole di un trattamento che non si applicherebbe agli altri.

Non razzismo, non invidia, non “paura dell’altro”

Deutsch rifiuta anche alcune spiegazioni abituali dell’antisemitismo. Non perché razzismo, paura dell’altro o invidia non possano comparire nella storia dell’odio antiebraico, ma perché, secondo lui, non spiegano ciò che considera la caratteristica più particolare del fenomeno.

Se la spiegazione fosse semplicemente “le persone odiano chi è diverso”, perché le rappresentazioni degli ebrei hanno potuto cambiare così radicalmente nel corso dei secoli mantenendo, secondo Deutsch, una funzione simile? E perché le accuse possono essere tra loro incompatibili?

In un’epoca gli ebrei possono essere descritti come poveri e primitivi; in un’altra come ricchi e potentissimi. Possono essere accusati contemporaneamente di essere isolati dal resto della società e di controllarla. Per Deutsch, questa capacità di sostituire una spiegazione con un’altra è proprio ciò che dovrebbe attirare l’attenzione.

Prima capire, poi spiegare

Forse la parte più interessante della posizione di Deutsch non riguarda nemmeno l’antisemitismo in senso stretto. Riguarda il suo metodo.

Deutsch ammette di non sapere da dove venga il Pattern. E considera questa ammissione non un difetto, ma un punto di partenza.

Secondo lui, bisogna prima capire che cosa sia un fenomeno e soltanto dopo cercare di spiegare perché esista. Cercare immediatamente una causa può portarci a costruire una spiegazione elegante per qualcosa che non abbiamo ancora definito correttamente.

È lo stesso principio che Deutsch applica alla conoscenza scientifica: prima si individua il fenomeno da spiegare; poi si costruisce la teoria che lo spiega.


Il commento de L’Elastico

La teoria di Deutsch è potente proprio perché prova a spostare la domanda. Invece di chiedere soltanto “perché gli ebrei sono stati odiati?”, chiede: che cosa rende possibile, in società diverse, la trasformazione dell’ostilità in una legittimazione morale del danno?

Ma proprio qui comincia il problema che la teoria deve affrontare.

Dire che esiste una ricorrenza storica è una cosa. Dimostrare che quella ricorrenza abbia la stessa causa in contesti separati da secoli, religioni, istituzioni e sistemi politici completamente diversi è un’altra.

Il Pattern è quindi, almeno per come lo presenta Deutsch, innanzitutto una tesi interpretativa. È una lente attraverso cui leggere una serie di fenomeni. La sua forza dipende dalla capacità di questa lente di spiegare casi diversi senza diventare così elastica da poter essere applicata a qualunque cosa.

Questo è il punto sul quale vale la pena essere particolarmente rigorosi. Se ogni accusa contro gli ebrei può essere ricondotta al Pattern, la teoria rischia di diventare non falsificabile. Ma se il concetto individua condizioni precise — la legittimazione del danno in quanto gli individui appartengono a quel gruppo, la costruzione di giustificazioni morali e la loro trasformazione nel tempo — allora può diventare una vera ipotesi da mettere alla prova.

C’è poi una seconda cautela. Il fatto che le giustificazioni cambino non dimostra automaticamente che dietro di esse ci sia un’unica struttura. Potrebbe esserci una combinazione di fattori: religiosi, politici, economici, psicologici e geopolitici. La continuità può essere reale senza che esista una sola causa.

Ed è proprio qui che la proposta di Deutsch diventa interessante per L’Elastico: non perché ci chieda di accettarla, ma perché ci costringe a formulare una domanda più precisa.

La domanda che rimane

Se il Pattern esiste davvero, perché continua a riemergere cambiando continuamente linguaggio?

E se invece non esiste come meccanismo unico, perché tante forme storicamente differenti di antisemitismo sembrano ricorrere proprio attorno alla necessità di costruire una giustificazione?

Forse la risposta non è ancora disponibile. Ma questa è esattamente la parte della tesi che merita di essere discussa: prima di spiegare un fenomeno, dobbiamo essere sicuri di aver capito quale fenomeno stiamo osservando.

Il video

The Pattern: A Quantum Physicist Decodes 2,000 Years of Jew-Hatred | David Deutsch
Canale: @infidelaware

Chi è David Deutsch

David Deutsch è un fisico teorico britannico, professore emerito e Visiting Professor presso il Dipartimento di Fisica dell’Università di Oxford e Fellow della Royal Society. È considerato uno dei pionieri della computazione quantistica: nel 1985 propose il concetto di computer quantistico universale e contribuì allo sviluppo dei primi algoritmi quantistici.

La sua ricerca riguarda soprattutto i fondamenti della fisica, la teoria quantistica dell’informazione e la constructor theory. È noto anche per la sua riflessione più ampia sulla natura della conoscenza e della spiegazione scientifica, esposta in libri come The Fabric of Reality (1997) e The Beginning of Infinity (2011).

Nel 2023 ha ricevuto, insieme a Charles H. Bennett, Gilles Brassard e Peter Shor, il Breakthrough Prize in Fundamental Physics per i contributi fondamentali alla teoria dell’informazione e della computazione quantistica.

Fonti e approfondimenti

Prima comprendere l’idea. Poi metterla alla prova.


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David Deutsch propone il “Pattern”: una struttura ricorrente che, secondo il fisico, rende moralmente legittimo danneggiare gli ebrei in quanto ebrei. Ma la sua teoria regge davvero alla prova della storia?

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