Nel 1980 Milton Friedman portò in televisione una domanda che oggi, a distanza di oltre quarant’anni, non ha perso la sua forza: come è possibile che milioni di persone riescano a coordinarsi senza che qualcuno dica loro cosa fare?
Il primo episodio di Free to Choose si intitola The Power of the Market. È il punto di partenza dell’intera serie e contiene già il nucleo della visione di Friedman: la libertà economica non è soltanto un modo per produrre più ricchezza, ma uno dei meccanismi attraverso cui una società libera coordina le azioni di persone che perseguono obiettivi diversi.
Prima di chiederci se questa idea regga ancora, dobbiamo capire esattamente che cosa Friedman sta sostenendo.
Il mercato come sistema di coordinamento
Per Friedman, il punto di partenza è lo scambio volontario. Se due persone scelgono liberamente di scambiare qualcosa, entrambe devono ritenere di trarne un vantaggio; altrimenti lo scambio semplicemente non avverrebbe.
È un’idea apparentemente elementare, ma Friedman la considera una delle intuizioni più importanti di Adam Smith. Il mercato non nasce perché qualcuno stabilisce dall’alto che cosa debba essere prodotto, da chi e per chi. Nasce dall’incontro di una quantità enorme di decisioni individuali.
Il problema, naturalmente, è capire come sia possibile coordinare decisioni così numerose.
Il mistero della matita
Uno degli esempi più efficaci dell’episodio è quello della matita.
Una matita sembra un oggetto banale. Eppure, per produrla, servono legno, grafite, metallo, vernice, macchinari, trasporti e una quantità di competenze distribuite tra persone e imprese diverse.
Nessuno di loro deve conoscere l’intero processo. E, soprattutto, non esiste necessariamente un’autorità centrale che impartisca ordini a tutti.
È qui che Friedman introduce il sistema dei prezzi. I prezzi trasmettono informazioni e creano incentivi: segnalano ciò che è richiesto, rendono più o meno conveniente utilizzare determinate risorse e influenzano le decisioni di produttori e consumatori.
Il risultato è un coordinamento che nessuno dei singoli partecipanti controlla interamente.
Tre funzioni dei prezzi
Nella ricostruzione di Friedman, il sistema dei prezzi svolge tre funzioni fondamentali.
La prima è trasmettere informazioni. Un cambiamento di prezzo comunica che qualcosa è cambiato, anche a persone che non conoscono la causa di quel cambiamento.
La seconda è creare incentivi. Se una risorsa diventa più costosa, produttori e consumatori hanno un motivo per cercare alternative, ridurne l’uso o trovare metodi più efficienti.
La terza è distribuire il reddito. Salari, interessi e profitti determinano in larga parte quanto ciascuno può acquistare nel mercato.
Per Friedman, separare completamente queste funzioni è molto difficile. Se si vuole utilizzare il mercato per trasmettere informazioni e coordinare la produzione, ma si vuole contemporaneamente impedire che i risultati economici producano incentivi differenziati, si introduce un problema: qualcuno deve decidere come sostituire quegli incentivi.
Hong Kong come laboratorio
La parte più visibile del documentario è ambientata a Hong Kong.
Friedman la utilizza come esempio di una società che, nel suo ragionamento, mostra quanto possa produrre un sistema basato sul commercio, sulla concorrenza e su una forte libertà di scambio.
Il punto non è che Hong Kong fosse una società senza governo. Il punto di Friedman è diverso: il governo può avere un ruolo importante anche attraverso ciò che sceglie di non fare, lasciando spazio all’iniziativa individuale e alla concorrenza.
Nel documentario, il caso di Hong Kong serve quindi a mettere in discussione l’idea secondo cui una società moderna e densamente popolata abbia necessariamente bisogno di un controllo economico sempre più esteso.
Friedman osserva anche il mercato del lavoro: secondo la sua interpretazione, la concorrenza tra imprese per ottenere lavoratori e competenze contribuisce a determinare i salari e crea incentivi per adattarsi ai cambiamenti.
Il mercato non è soltanto produzione
A questo punto Friedman allarga il ragionamento.
Se il principio fondamentale è la cooperazione volontaria, il mercato è soltanto una delle sue manifestazioni.
La lingua, per esempio, non è stata progettata da un ministero. Le parole, le regole e le strutture linguistiche si sono sviluppate attraverso l’interazione tra persone.
Lo stesso ragionamento viene applicato alla ricerca scientifica, all’innovazione e ad alcune forme di attività filantropica: individui che perseguono obiettivi propri possono, attraverso la cooperazione, produrre qualcosa che nessuno aveva pianificato nella sua interezza.
La tesi diventa così più ampia di una semplice difesa del commercio. Friedman sta proponendo una particolare idea dell’ordine sociale: un ordine può emergere anche senza essere stato progettato centralmente.
E il governo?
Qui è importante evitare una semplificazione molto comune: Friedman non sostiene che una società possa funzionare senza alcun governo.
La questione che pone è quella del mix tra comando e cooperazione volontaria.
Ogni società contiene elementi di comando. La domanda, secondo Friedman, è quale principio debba essere dominante e quale debba essere complementare.
Il governo può quindi svolgere funzioni che il mercato non può svolgere adeguatamente. Ma, nella prospettiva di Friedman, il rischio nasce quando il comando tende a sostituire sistematicamente la scelta individuale come meccanismo principale di organizzazione.
Libertà economica e libertà politica
Qui emerge forse la parte più ambiziosa dell’argomento.
Per Friedman, libertà economica e libertà politica non sono due mondi separati. Una concentrazione eccessiva del potere economico e del potere politico nelle stesse mani crea condizioni favorevoli alla limitazione della libertà individuale.
Il mercato, invece, può distribuire il potere economico tra molti soggetti e permettere alle persone di cooperare anche quando non condividono ideologia, religione o valori.
La matita diventa allora più di un esempio economico: persone che non si conoscono e che potrebbero persino non avere nulla in comune collaborano indirettamente perché ciascuna è libera di effettuare scambi con le altre.
Il commento de L’Elastico
La prima cosa da riconoscere è che l’argomento di Friedman è molto più sofisticato della semplice affermazione “il mercato funziona”.
La sua tesi centrale è che il mercato risolve un problema gigantesco di coordinamento: come utilizzare conoscenze disperse tra milioni di persone senza che una singola autorità debba possederle tutte.
La forza dell’argomento
Su questo punto, la forza dell’idea è difficile da ignorare.
Nessun pianificatore conosce contemporaneamente le preferenze di milioni di consumatori, la disponibilità di materie prime, le competenze dei lavoratori, i costi di trasporto, le innovazioni possibili e tutte le altre informazioni che cambiano continuamente.
Il sistema dei prezzi offre un modo estremamente potente per aggregare una parte di queste informazioni e trasformarle in segnali utilizzabili da persone che non possiedono il quadro completo.
Non significa che il mercato sia perfetto. Significa che il problema che Friedman sta cercando di risolvere è reale, e che la sua soluzione possiede una forza esplicativa notevole.
Hong Kong dimostra tutto?
Qui bisogna essere un po’ più prudenti.
Hong Kong è un esempio molto interessante, ma un singolo caso storico non dimostra da solo che ogni società, in ogni epoca e in ogni settore, funzioni meglio con un livello minimo di intervento pubblico.
Il punto non è quindi negare l’esempio di Friedman. È distinguere tra un esempio che rende plausibile una teoria e una dimostrazione universale della teoria.
E questa distinzione non indebolisce necessariamente Friedman: rende semplicemente più precisa la sua tesi.
Il mercato non elimina il potere
C’è poi una questione che merita attenzione. Il mercato può disperdere il potere e impedire che un’unica autorità controlli tutte le risorse. Ma non significa che ogni rapporto economico sia automaticamente equilibrato o che ogni risultato sia desiderabile.
Lo stesso Friedman riconosce che nessun sistema è perfetto e che una società contiene inevitabilmente elementi di comando. La sua domanda, quindi, non è se eliminare completamente il governo, ma quale combinazione di comando e cooperazione volontaria produca più libertà e prosperità.
È una distinzione importante, perché rende l’argomento molto più difficile da liquidare con una semplice obiezione.
E se il lavoratore non avesse davvero alternative?
Qui emerge però un problema concreto. L’argomento di Friedman sul mercato del lavoro funziona nella misura in cui esiste una concorrenza reale tra datori di lavoro. Se un’azienda paga troppo poco, il lavoratore dovrebbe poter andare da un’altra parte e un altro datore dovrebbe avere un incentivo a offrirgli condizioni migliori.
Ma questa condizione non è sempre garantita.
Può accadere che in una determinata zona ci siano pochi datori di lavoro, che cambiare impiego sia costoso, che le offerte siano difficili da conoscere o che il lavoro abbia caratteristiche così specifiche da rendere poche le alternative. In economia questo problema viene studiato anche attraverso il concetto di monopsonio: un mercato nel quale il datore di lavoro possiede un certo potere nel determinare il salario perché la concorrenza per quel lavoratore è debole.
Questo non dimostra che il meccanismo di Friedman sia sbagliato. Dimostra qualcosa di più interessante: il meccanismo ha bisogno di condizioni perché funzioni bene.
Possiamo rafforzare quel meccanismo?
Forse sì. E non è detto che la risposta debba essere semplicemente sostituire il mercato con il comando dello Stato.
Si può provare a rendere il mercato del lavoro più competitivo.
Primo: trasparenza. Il lavoratore deve poter sapere quanto valgono le proprie competenze e quali salari vengono realmente offerti per lavori comparabili. Senza informazioni, la libertà di cambiare datore è molto meno efficace.
Secondo: portabilità. Più è facile cambiare azienda, trasferire competenze e cercare un nuovo impiego, maggiore diventa la concorrenza tra datori di lavoro per ottenere i lavoratori.
Terzo: concorrenza tra datori. Il principio di Friedman diventa particolarmente forte quando esistono molte alternative reali. Un datore che offre troppo poco rischia di perdere il lavoratore a favore di un concorrente.
Quarto: una soglia minima di tutela. Salario minimo, contrattazione collettiva e altre istituzioni possono, in determinate condizioni, limitare il potere contrattuale eccessivo senza necessariamente sostituire il mercato come principale meccanismo di allocazione.
La domanda diventa quindi meno ideologica: come possiamo costruire istituzioni che rendano il mercato del lavoro più competitivo, invece di limitarci a presumere che lo sia?
È un punto su cui la ricerca economica contemporanea ha trovato evidenze di potere salariale dei datori di lavoro in molti mercati, legato anche a concentrazione, costi di ricerca e caratteristiche specifiche dei posti di lavoro.
Una tesi che, per ora, regge
Il primo episodio di Free to Choose non dimostra che il mercato sia la soluzione a ogni problema economico e sociale.
Ma la sua idea fondamentale è ancora estremamente difficile da ignorare: una società complessa ha bisogno di un modo per coordinare conoscenze e decisioni che nessun individuo possiede integralmente.
Il mercato, attraverso lo scambio volontario e il sistema dei prezzi, offre una risposta potente a quel problema.
Per quanto riguarda questa prima domanda, quindi, il giudizio de L’Elastico è abbastanza netto: l’argomento di Friedman regge.
La domanda che rimane
Se il mercato è così efficace nel coordinare milioni di decisioni, dove dovrebbe fermarsi il governo?
E soprattutto: come facciamo a distinguere un intervento necessario da un intervento che, pur nato con buone intenzioni, finisce per sostituire la cooperazione volontaria con il comando?
È una domanda che Friedman lascia aperta. Ed è probabilmente il motivo per cui, quarantasei anni dopo, vale ancora la pena ascoltarlo.
Il video
Free to Choose 1980 – Vol. 01: The Power of the Market
Milton Friedman · Free To Choose Network · 1980 · circa 57 minuti
Guarda il primo episodio su YouTube
Fonti e approfondimenti
- Free To Choose Network – The Power of the Market
- Hoover Institution – Collected Works of Milton Friedman: Volume 1, The Power of the Market
- Milton e Rose Friedman, Free to Choose: A Personal Statement (1980)
- NBER – Monopsony Power in Labor Markets
- OECD – Monopsony and concentration in the labour market
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Prima comprendere l’idea. Poi metterla alla prova.





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