di Valentina Priolo.
Gli stiamo lasciando un mondo dove il bullo non ha una sola bandiera. Dove chi uccide un civile disarmato è un criminale, punto. Senza se e senza ma, senza giustificazioni storiche.
Gli stiamo lasciando il terrorismo senza maschere.
Abbiamo raccontato ai nostri figli che non si risolvono i problemi aggredendo. Poi li mettiamo davanti a un mondo dove si uccide ogni giorno e c’è sempre qualcuno pronto a trovare una scusa.
Hanno visto i missili russi su un condominio a Kyiv. Hanno visto i droni iraniani venduti per bombardare città. Hanno visto il 7 ottobre, quando miliziani di Hamas sono entrati in case israeliane e hanno massacrato ragazzini a un rave, bruciato famiglie vive, rapito bambini e vecchi.
Quella non è resistenza. È terrorismo. È bullismo armato. E non diventa giusto perché chi lo fa si definisce oppresso.
Anche chi dice di rappresentare con le armi i palestinesi è bullo. Quando spara razzi a caso sui civili di Tel Aviv, quando usa le loro stesse scuole e ospedali come scudi, quando insegna ai loro figli che l’unico modo per valere è farsi esplodere. Non hanno nessun diritto di uccidere. Non ce l’ha nessuno.
Abbiamo cresciuto i nostri figli dicendo “le ragioni non giustificano la violenza”. Poi sentono adulti che dicono “eh ma devi capire il contesto”. Quale contesto giustifica sgozzare un neonato? Quale contesto giustifica bombardare un parco giochi? Nessuno.
Gli stiamo lasciando il bullismo dei forti e il ricatto dei deboli.
Da una parte ci sono le grandi potenze che fanno quello che vogliono: la Russia che invade, l’Iran che arma tutti i gruppi che può, la Cina che minaccia, l’America che a volte guarda dall’altra parte se gli conviene.
Dall’altra ci sono piccoli gruppi, milizie, terroristi che hanno capito una cosa: non devi vincere una guerra, ti basta fare abbastanza paura da non poter essere ignorato.
È lo stesso meccanismo del bullo di quartiere, ma con i kalashnikov. “Fammi passare o ti ammazzo”. “Dammi i soldi o ti faccio saltare in aria”.
E noi, l’Occidente, cosa lasciamo ai nostri figli come risposta? Un’ONU che condanna, si indigna, e non muove un dito. Tribunali che parlano e nessuno che esegue. Politici che fanno la passerella per la foto con la vittima di turno e poi firmano assegni a chi la vittima l’ha creata.
Stiamo insegnando ai nostri figli che se sei abbastanza violento, alla fine qualcuno ti darà un tavolo a cui sederti per “negoziare”.
Cosa gli lasciamo davvero?
Una falsa integrazione, giustificazioni per violenze inaccettabili e distruzione.
Ai nostri figli dobbiamo lasciare una cosa semplice, che non è né di destra né di sinistra: chi punta un’arma su un civile innocente, israeliano, palestinese, ucraino, russo, americano, ha torto. Sempre. E non ha nessun diritto di farlo.
Se non gli lasciamo questo principio, chiaro, senza deroghe, gli lasciamo un mondo dove tutto è permesso, basta avere una bandiera abbastanza triste da sventolare mentre uccidi.
Mondo, vergognati! Stai firmando la morte dell’unico futuro che esiste.



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