Serie Biblica II – Genesi 1 – Caos e Ordine

Un paesaggio cosmico che passa dal caos oscuro a un mondo luminoso e ordinato.

di Jordan B. Peterson

Che cosa c’era prima che ci fosse un mondo? Prima delle cose che conosciamo, prima dei confini, prima delle regole che ci permettono di distinguere una cosa dall’altra?

Genesi comincia con un’immagine potentissima: la terra è informe e vuota, le tenebre sono sopra l’abisso e le acque precedono l’ordine. Non abbiamo ancora un mondo abitabile. Abbiamo possibilità senza forma.

È da qui che voglio partire per leggere il primo capitolo della Genesi non soltanto come un racconto religioso, ma come una rappresentazione psicologica di qualcosa che conosciamo tutti: il passaggio dal caos all’ordine.

Prima dell’ordine c’è il caos

Quando parliamo di caos, non dobbiamo immaginare semplicemente qualcosa di disordinato. Il caos è anche ciò che non conosciamo ancora. È ciò che non abbiamo classificato, ciò che non sappiamo prevedere, ciò che potrebbe diventare molte cose diverse.

Quando entriamo in una stanza buia, per esempio, non vediamo semplicemente “niente”. Non sappiamo che cosa c’è. Potrebbe esserci qualcosa di pericoloso oppure nulla. La nostra mente deve costruire una rappresentazione dell’ambiente prima di poterci muovere con sicurezza.

Per questo, secondo la lettura che propongo della Genesi, il caos non è semplicemente il male. È anche il territorio delle possibilità.

La prima cosa che Dio fa è parlare

Ed è qui che il racconto diventa particolarmente interessante.

Dio crea attraverso la parola. “Sia la luce”, e la luce appare. Non combatte contro un avversario per conquistare il cosmo. Non deve distruggere qualcuno per costruire qualcosa. Parla, distingue, separa e dà forma.

La luce viene separata dalle tenebre. Le acque vengono separate. Il cielo viene distinto dalla terra. Il mondo diventa progressivamente abitabile perché le cose vengono differenziate e messe in relazione.

La parola, in questa prospettiva, non serve soltanto a descrivere la realtà. Serve anche a organizzarla.

Dare un nome significa poter vedere

Facciamo qualcosa di simile continuamente.

Quando diciamo “questo è un albero”, abbiamo compiuto un’operazione enorme. Abbiamo preso qualcosa di concreto, inserito in un ambiente infinitamente complesso, e lo abbiamo riconosciuto come appartenente a una categoria.

Questo ci permette di pensare. Ci permette di ricordare. Ci permette di comunicare con gli altri.

La parola diventa quindi una sorta di strumento con cui costruiamo un mondo condiviso. Non significa che le parole creino fisicamente le cose. Significa che, attraverso il linguaggio, possiamo trasformare un insieme confuso di esperienze in qualcosa che possiamo comprendere e su cui possiamo agire.

Il mondo diventa abitabile

Questo è forse uno dei punti più importanti della storia.

La creazione non consiste soltanto nel far comparire degli oggetti. Consiste nel costruire un luogo in cui qualcosa possa vivere.

È una distinzione fondamentale. Una casa non è semplicemente un mucchio di mattoni. Una città non è semplicemente un insieme di edifici. Una società non è semplicemente un insieme di persone.

In tutti questi casi esiste una struttura che permette alle parti di stare insieme.

E questo vale anche per la nostra vita.

Quando non abbiamo una struttura, ogni cosa può diventare tutto. Ogni decisione è possibile e proprio per questo diventa difficile decidere. Quando invece abbiamo regole, obiettivi e limiti, il campo delle possibilità si restringe. Ma proprio quel limite può permetterci di agire.

Perché i limiti non sono necessariamente un nemico

È facile pensare che la libertà significhi avere infinite possibilità.

Ma proviamo a immaginare una situazione in cui possiamo avere immediatamente qualsiasi cosa desideriamo. Nessun ostacolo, nessuna regola, nessuna conseguenza, nessun limite.

All’inizio sembra il paradiso. Ma senza limiti non c’è nemmeno una vera direzione. Se tutto è possibile, niente ci obbliga a scegliere.

Il mondo ordinato della Genesi può quindi essere letto anche come un mondo in cui le cose hanno una forma e una funzione. Il limite non elimina la possibilità: la rende utilizzabile.

“A immagine di Dio”

Poi arriva una delle frasi più importanti del racconto: l’essere umano viene creato “a immagine di Dio”.

Se prendiamo sul serio questa idea, almeno come simbolo psicologico, allora nell’essere umano c’è qualcosa che partecipa al processo creativo descritto nel racconto.

Noi prendiamo il caos dell’esperienza e lo trasformiamo in rappresentazioni. Parliamo. Classifichiamo. Costruiamo mappe. Inventiamo strumenti. Organizziamo famiglie, città e istituzioni. Costruiamo un mondo nel mondo.

La coscienza avrebbe quindi una dimensione “creativa”: non nel senso che possa creare l’universo dal nulla, ma nel senso che costruisce una rappresentazione del mondo nella quale possiamo orientarci.

La parola può creare ordine. Ma può anche distruggerlo

Ed è qui che la questione diventa personale.

Se la parola è uno strumento con cui costruiamo il nostro mondo, allora non tutte le parole sono equivalenti.

Una bugia può alterare una relazione. Una promessa può creare fiducia. Una spiegazione può permettere a qualcuno di comprendere ciò che prima sembrava incomprensibile. Un’accusa falsa può distruggere una reputazione.

Dire la verità, in questa prospettiva, non è soltanto una questione morale astratta. È anche un modo per mantenere una rappresentazione del mondo sufficientemente aderente alla realtà da permetterci di agire.

Dal cosmo alla nostra vita

È questo il salto che mi interessa maggiormente.

Genesi parla della creazione del mondo, ma possiamo leggerla anche come una descrizione di ciò che cerchiamo di fare ogni giorno.

Ci svegliamo e dobbiamo capire che cosa conta. Dobbiamo decidere che cosa fare, quali responsabilità assumere, quali persone ascoltare, quali regole seguire e quali obiettivi perseguire.

Ogni volta che mettiamo ordine nella nostra stanza, nel nostro lavoro, nella nostra famiglia o nella nostra mente, stiamo compiendo una piccola operazione contro il caos.

Ma c’è una cosa importante: il caos non scompare mai completamente.

Il futuro rimane sconosciuto. Le persone possono tradirci. Le cose possono andare male. Possiamo perdere ciò che amiamo. Possiamo scoprire che ciò in cui credevamo era sbagliato.

Creare ordine non significa eliminare l’incertezza. Significa costruire qualcosa di abbastanza solido da poter affrontare l’incertezza.

Il vero problema non è il caos. È non sapere cosa farne.

Forse è per questo che le storie di eroi ci sembrano così familiari. L’eroe entra nell’ignoto, affronta qualcosa che non conosce e torna con qualcosa che può essere utilizzato nel mondo ordinato.

Conquistare l’ignoto e creare un ordine abitabile sono, in questo senso, due facce della stessa attività.

Non possiamo vivere senza ordine. Ma un ordine completamente rigido diventerebbe altrettanto pericoloso: impedirebbe di vedere ciò che ancora non conosciamo.

La vita sembra quindi richiedere un equilibrio continuo tra due cose: avere una struttura abbastanza forte da non essere travolti dal caos e rimanere abbastanza aperti da poter imparare quando il mondo ci mostra qualcosa che non avevamo previsto.

L’Elastico: forse il punto è proprio stare tra caos e ordine

Qui la lettura di Peterson diventa interessante anche al di fuori della religione.

Possiamo leggere Genesi 1 come una storia sacra, come un mito fondativo, come un testo teologico oppure come una rappresentazione psicologica. Sono piani diversi e non dobbiamo necessariamente confonderli.

Ma anche mettendo momentaneamente da parte la questione della verità religiosa del racconto, rimane una domanda difficile da ignorare: come facciamo a trasformare una realtà che non comprendiamo completamente in qualcosa dentro cui possiamo vivere?

Abbiamo bisogno di mappe, categorie, regole, istituzioni e parole. Ma ogni mappa è una semplificazione. Ogni regola può diventare rigida. Ogni ordine può trasformarsi in una gabbia.

Forse il compito non è scegliere una volta per tutte tra caos e ordine.

È imparare a muoversi tra i due.

Costruire abbastanza ordine da poter vivere. Lasciare abbastanza spazio al caos da poter imparare.

E forse è proprio questo che rende ancora interessante una storia scritta migliaia di anni fa: non perché ci consegni automaticamente tutte le risposte, ma perché continua a porci domande che non abbiamo ancora risolto.


🎥 Vuoi ascoltare direttamente Jordan B. Peterson? Guarda il video originale su YouTube. L’Elastico consiglia di guardarlo.

Lecture: Biblical Series II: Genesis 1: Chaos & Order

Continua la Serie Biblica: Serie biblica I – Introduzione all’idea di Dio · Serie Biblica III – Dio e la gerarchia dell’autorità · tutta la Serie Biblica

Chi è Jordan B. Peterson?

Jordan B. Peterson è uno psicologo clinico, autore ed educatore canadese, professore emerito di psicologia all’Università di Toronto. È noto soprattutto per i suoi libri, le sue lezioni online e i suoi interventi sulla psicologia, la mitologia, la religione e il significato della vita.

La lezione da cui nasce questo articolo fa parte della sua serie dedicata alla significatività psicologica delle storie bibliche, registrata a Toronto nel 2017.

Fonte dell’articolo: Jordan B. Peterson, “Biblical Series II: Genesis 1: Chaos & Order”, 2017.

Le interpretazioni teologiche e psicologiche riportate nell’articolo sono attribuite a Peterson e rappresentano la sua lettura del testo biblico.


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Jordan B. Peterson legge Genesi 1 come una rappresentazione del passaggio dal caos all’ordine: la parola, la coscienza, i limiti e la costruzione di un mondo abitabile.

4 risposte a “Serie Biblica II – Genesi 1 – Caos e Ordine”

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