Le idee che ci impediscono di pensare: il mondo secondo Gad Saad

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Immagine editoriale sui legami tra idee, libri e pensiero critico, con un elastico rosso-bruno.

Perché alcune convinzioni diventano difficili da mettere in discussione? In The Parasitic Mind, Gad Saad esplora il rapporto tra ideologia, pensiero critico e libertà intellettuale.

Quando un’idea diventa un parassita

Possiamo avere convinzioni sbagliate. È inevitabile: nessuno possiede una conoscenza completa del mondo. Ma che cosa succede quando una convinzione diventa così importante per noi da impedirci di riconoscere le prove che la contraddicono?

È da questa domanda che parte The Parasitic Mind: How Infectious Ideas Are Killing Common Sense, il libro pubblicato nel 2020 da Gad Saad, professore di marketing alla Concordia University di Montréal e studioso di psicologia evoluzionistica e comportamento dei consumatori.

La sua tesi è provocatoria: alcune idee non si limitano a essere sbagliate, ma possono compromettere la nostra capacità di ragionare. Saad le definisce idea pathogens, letteralmente «agenti patogeni delle idee», e le paragona a virus capaci di diffondersi e sfruttare il proprio ospite.

Naturalmente, non si tratta di virus biologici. La metafora descrive convinzioni, atteggiamenti e sistemi ideologici che, secondo l’autore, si propagano nella società e finiscono per indebolire il ricorso alla logica, alle prove e al buon senso.

Il problema, dunque, non è semplicemente avere un’opinione sbagliata. È sviluppare un sistema di pensiero che ci renda incapaci di correggerla.

Quando le emozioni prendono il posto delle prove

Uno dei bersagli principali di Saad è l’idea che la verità debba essere subordinata alla sensibilità personale o alle esigenze di un gruppo.

L’autore non sostiene che le emozioni siano inutili. Il punto è un altro: provare disagio davanti a un’affermazione non dimostra che quell’affermazione sia falsa. Allo stesso modo, sentirsi moralmente dalla parte giusta non garantisce di avere ragione.

Saad vede un problema quando il desiderio di non offendere, la pressione sociale o la paura delle conseguenze diventano più importanti della possibilità di discutere liberamente un’idea.

Questa critica si concentra soprattutto su alcuni ambienti accademici e su correnti del pensiero contemporaneo che, a suo giudizio, hanno progressivamente messo in secondo piano la realtà osservabile. Tra i suoi obiettivi polemici figurano il postmodernismo, il costruttivismo sociale e alcune forme di femminismo radicale.

Saad li considera espressioni diverse di una tendenza comune: interpretare la realtà attraverso schemi ideologici tanto rigidi da rendere sospetta, o addirittura inaccettabile, ogni evidenza contraria.

La sua critica si estende al cosiddetto politically correct, quando questo diventa, nella sua interpretazione, uno strumento per limitare il confronto anziché favorirlo.

È importante precisare che questa è la lettura di Saad: le correnti filosofiche e politiche che prende di mira sono articolate e non possono essere considerate tutte equivalenti. Il libro sceglie deliberatamente un tono polemico per sostenere la propria tesi.

Il conformismo e il prezzo del dissenso

Perché idee discutibili riescono a ottenere consenso?

Nella visione di Saad, una parte della risposta si trova nella pressione esercitata dai gruppi di appartenenza. Le persone non ragionano sempre come individui indipendenti: desiderano essere accettate, evitare conflitti e conservare la propria posizione sociale.

Quando esprimere un dubbio può comportare isolamento, critiche o conseguenze professionali, il silenzio diventa una scelta comprensibile. Ma, se questo meccanismo si ripete, un ambiente può finire per scoraggiare proprio le domande di cui avrebbe bisogno.

Le università sono uno dei principali terreni di questa battaglia nel libro. Per Saad dovrebbero essere luoghi in cui le idee vengono sottoposte a esame, non ambienti nei quali alcune posizioni sono protette dal confronto mentre altre vengono escluse in partenza.

La libertà intellettuale, in questa prospettiva, non consiste nel diritto di essere sempre ascoltati senza contestazioni. Consiste nella possibilità di formulare domande, sostenere tesi controverse e affrontare obiezioni senza che il dissenso venga automaticamente trasformato in una colpa morale.

Il rimedio: tornare alle prove

La risposta proposta da Saad è un rinnovato impegno verso la ragione, il metodo scientifico e la libertà di espressione.

La scienza rappresenta per lui un modello importante perché, almeno nel suo ideale, non richiede di difendere una convinzione a ogni costo. Le conoscenze possono essere corrette quando emergono nuove prove. Ammettere un errore non è una sconfitta: è una parte del processo attraverso cui comprendiamo meglio il mondo.

Il libro invita quindi a diffidare delle idee che chiedono fedeltà assoluta, soprattutto quando sembrano sottrarsi a qualsiasi verifica. Un pensiero che non può mai essere messo in discussione rischia di trasformarsi da strumento per interpretare la realtà in una barriera contro la realtà stessa.

L’obiettivo dichiarato di Saad è difendere il buon senso, il ragionamento e la possibilità di cercare la verità anche quando i risultati sono scomodi.

Il commento de L’Elastico

Il punto più interessante del libro non è necessariamente la sua polemica contro una particolare area politica. È la domanda che pone: come possiamo accorgerci che un’idea ci sta impedendo di pensare?

È una domanda che vale anche al di fuori delle università e delle battaglie culturali. Può riguardare la politica, la religione, il lavoro e persino le convinzioni che abbiamo su noi stessi.

Tuttavia, la metafora del parassita presenta un rischio. Se cominciamo a classificare le idee altrui come malattie, potremmo finire per considerare irrazionale chiunque non sia d’accordo con noi. E così, nel tentativo di difendere il pensiero critico, potremmo costruire un nuovo sistema di convinzioni impermeabile alle obiezioni.

Anche la critica di Saad, quindi, deve essere sottoposta allo stesso criterio che il libro propone: quali sono le prove? Gli esempi scelti rappresentano davvero il fenomeno generale? Le idee avversarie sono state ricostruite nella loro forma più solida, oppure sono state selezionate soltanto le versioni più facili da attaccare?

Sono domande che non annullano la sua tesi. Ci aiutano, piuttosto, a prenderla sul serio.

Perché il pensiero critico non consiste nel trovare qualcuno che sbaglia e dimostrare di avere ragione. Consiste nell’accettare che anche le nostre convinzioni preferite debbano superare una prova.

E questo vale persino quando siamo convinti di essere dalla parte della ragione.


Chi è Gad Saad

Gad Saad è uno psicologo evoluzionista e professore di marketing alla Concordia University di Montréal, in Canada. Si occupa di comportamento dei consumatori e applica prospettive evoluzionistiche allo studio delle decisioni umane. È autore di The Parasitic Mind e Suicidal Empathy, libri nei quali affronta temi legati alle ideologie, alla libertà intellettuale e alla società contemporanea.

Per approfondire: scheda editoriale di The Parasitic Mind.


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