Brigitte Gabriel è nata in Libano da una famiglia di cristiani maroniti e ha trascorso un’infanzia segnata dalla guerra civile libanese.
In questo video ci racconta la sua esperienza.
“Ho conosciuto l’Islam radicale quando avevo 10 anni e i musulmani mi hanno bruciato la casa gridando Allahu Akbar e lasciandomi ferita, sepolta sotto le macerie. Il mio unico crimine era di essere una cristiana che viveva in un villaggio cristiano. All’età di 10 anni ho imparato il significato della parola “infedele”. Ho fatto, diciamo, un corso di sopravvivenza, ma non a scuola, bensì in un rifugio, un rifugio nel quale ho vissuto per 7 anni della mia vita senza elettricità, senza acqua, e con pochissimo cibo. Per trovare del cibo strisciavo fuori dal rifugio, sotto le bombe e i proiettili dei cecchini, per raccogliere l’erba dagli angoli della strada e mangiarla e per bere strisciavamo fino a una sorgente lì vicino. All’età di 13 anni andavo a dormire col vestito da morto nell’attesa di essere macellata per mano dei musulmani e a vent’anni avevo visto morire la maggior parte dei miei amici che erano stati uccisi dai musulmani.
Non eravamo una famiglia americana che viveva a New York o una famiglia inglese che viveva a Londra, eravamo Arabi, Cristiani, che vivevano in Libano.
Io vengo dal Libano. Tantissima gente non si rende conto che il Libano era l’unico paese a maggioranza cristiana del Medioriente. Eravamo mentalmente aperti, giusti, tolleranti, avevamo una politica dei confini aperti, davamo accoglienza a tutti nel nostro paese perché volevamo condividere con loro l’occidentalizzazione e modernizzazione unica che avevamo creato nel Medioriente. Grazie alla presenza cristiana (autoctona) il paese andava bene economicamente e l’obiettivo delle persone era di far progredire il paese. Molto rapidamente il Libano divenne un paese moderno tanto che Beirut divenne la capitale bancaria del Medioriente ed era conosciuta come la Parigi del Medio Oriente.
Purtroppo, a causa della politica dei confini aperti, a causa della mentalità delle persone che era aperta, tollerante e per la giustizia e l’equità, abbiamo dato il benvenuto a delle persone che non sarebbero dovute essere nel nostro paese.
I musulmani degli altri paesi arabi mandavano i loro figli nelle nostre università perché avevamo costruito le migliori università del Medioriente. Si laureavano e restavano a lavorare in Libano perché la nostra era la migliore economia del mondo arabo, nonostante non avessimo petrolio. Ciò che accadde a quel punto fu che a causa del tasso di natalità più elevato dei musulmani, le popolazione islamica aumentò fino al punto in cui la popolazione cristiana divenne minoritaria. Questo avvenne nell’arco di 20/30 anni. Da quel momento iniziarono a esserci delle tensioni fino a quando il paese, sempre per la mentalità ancora aperta e tollerante, accolse i palestinesi fuggiti dalla Giordania. In questo caso accoggliemmo dei terroristi. Yasser Arafat e i suoi vennero cacciati dalla Giordania quando tentarono di spodestare re Hussein di Giordania e prendere il potere. Vista la natura dittatoriale del potere di re Hussein accadde che egli fece massacrare più palestinesi di quanti Israele non ne abbia uccisi in tutta la sua esistenza in quello che verrà ricordato come Settembre Nero. Noi Libanesi, vista la nostra mentalità multiculturale e aperta, fummo l’unico paese arabo ad accoglierli. Subito dopo accadde che essi si unirono ai musulmani libanesi e dichiararono guerra ai cristiani e quello fu il momento in cui iniziò la guerra civile, nel 1975 (e che durò fino al 1990 ndr.).
Avevo 10 anni quando è iniziata la guerra. A causa della presenza palestinese e della politica dei confini aperti moltissimi arabi dai paesi circostanti vennero in Libano per aiutare i palestinesi a stabilire la loro presenza. Erano desiderosi di utilizzare i nostri confini aperti, le nostre leggi, la nostra occidentalizzazione, la nostra mentalità aperta ed equa, contro di noi. La gente non si rende conto che il Libano è una Repubblica, più o meno come gli Stati Uniti d’America. I nostri nemici hanno quindi avuto la possibilità non solo di infiltrarsi nel paese ma anche di utilizzare le nostre stesse leggi a loro vantaggio, per stabilire la loro presenza e cambiare le leggi a loro favore. E ovviamente ci fu molta gente, anche molti cristiani, che marciavano insieme ai palestinesi per chiedere una maggiore rappresentazione islamica nel governo a loro favore credendo sinceramente di portare avanti la causa delle vittime.
Tuttavia, quando iniziarono i massacri nel 1975, una volta che i musulmani divennero la maggioranza e iniziarono ad attaccare le città e i villaggi dei cristiani, uccidendoli, accadde che nel momento in cui entravano nelle case dei cristiani incontravano anche coloro che avevano manifestato insieme a loro e questi, sconvolti, gli dicevano: “Perchè venite a ucciderci, noi abbiamo manifestato per i vostri diritti, per la vostra rappresentanza nel governo, abbiamo manifestato perché diventiate parte di ciò che abbiamo costruito qui.” e i musulmani, uccidendoli, gli rispondevano: “Siete infedeli come qualunque altro infedele e non meritate altro che la morte”. Queste storie le abbiamo sentite da coloro che riuscirono a fuggire e che si rifugiarono nella nostra area, che era l’ultima area cristiana rimasta nel sud del Libano.
Questo fu il prezzo che pagammo per la nostra apertura mentale e la nostra tolleranza nei confronti di coloro che accogliemmo nel nostro paese come rifugiati e che non avevano alcuna intenzione di integrarsi, alcuna intenzione di diventare parte della società libanese e di migliorare le loro condizioni e progredire insieme al nostro progresso occidentale nel medioriente, ma che vollero venire e, una volta divenuti la maggioranza, vollero imporre la loro arretratezza, il loro stile di vita, il loro modo di essere su di noi il che fece arretrare la nostra cultura e oggi, se si guardano i notiziari, il Libano non è più conosciuto come la Parigi del Medio Oriente ma come un’infrastruttura terroristica nella quale Hezbollah, l’Iran e la Siria hanno preso il controllo del paese e l’hanno trasformato in un focolaio di terrorismo ed estremismo islamico che diffonde il suo estremismo in tutto il mondo.
Nel momento in cui fu dichiarata la jihad dalle forze combinate dei musulmani, a prescindere dalle loro origini, esperienze o condizioni sociali precedenti, essi iniziarono a uccidere e massacrare i cristiani. Entravano nei villaggi cristiani, massacravano anche i vecchi e i bambini oltre che gli uomini e le donne, entravano nei rifugi dove trovavano famiglie, madri e padri e il loro bambini, prendevano il neonato, legavano una gamba sulla madre e una sul padre e poi li tiravano finché il bambino si rompeva metà. Entravano nelle chiese e usavano l’altare per urinare e defecare e poi usavano la Bibbia come carta igienica. Crocifiggevano gli uomini per ucciderli e mettevano miele sul loro petto e sulle loro parti intime in modo che le api il pungessero mentre morivano lentamente. Questo divenne il destino dei cristiani
Durante la guerra civile libanese, che tra l’altro non era una guerra tra cristiani e musulmani ma una guerra tra i cristiani che cercavano di salvare la loro presenza e la loro democrazia nel Medioriente i musulmani che vennero da tutti i paesi arabi a combattere con i palestinesi per aiutarli a creare una base da cui combattere Israele, uccidere gli ebrei e buttarli in mare, e prendere il Libano e farne uno stato islamico. Questo è quello che cercarono di fare e che riuscirono a fare grazie alle nostre leggi.
Si stima che durante la guerra civile morirono circa 160.000 persone in Libano. Di queste 110.000 erano cristiani. Prima della guerra civile la popolazione cristiana era superiore al 65%. Oggi i cristiani in Libano sono meno del 20% della popolazione. E se a questi cristiani presenti oggi in Libano venisse offerta la cittadinanza da paesi occidentali se ne andrebbero da li in un batter d’occhio.”

