Da PragerU – Douglas Murray.
La civilizzazione nata dai valori giudaico-cristiani, dall’antica filosofia greca e dalle scoperte dell’Illuminismo si avvicina ad un abisso che essa stessa ha creato.
In parole povere: l’Europa si sta suicidando.
Come è successo?
È una storia complicata, ma ci sono due cause principali.
La prima è l’immigrazione di massa.
Questo fenomeno va avanti dalla fine della seconda guerra mondiale ma ha subito un’accellerata massiccia nella crisi migratoria del 2015, in cui più di un milione di migranti si è riversato in Europa da Medio Oriente, Nord Africa ed Asia Orientale.
La seconda, non meno importante, è che l’Europa ha perso la fiducia in sé stessa – nelle sue convinzioni e nelle sue tradizioni e anche la sua legittimità.
Diamo un’occhiata più da vicino a entrambe le cause.

Per decenni, l’Europa ha incoraggiato persone, provenienti soprattutto dal Medio Oriente e dal Nord Africa, a venire in Europa come lavoratori temporanei.
Nessuno si aspettava che restassero. Eppure lo hanno fatto.
E nessuno ha chiesto loro di andarsene, anche a quelli arrivati illegalmente.
Come dichiarò un ministro dell’immigrazione britannico nel 1999 “La rimozione richiede troppo tempo, è qualcosa di psicosomatico.”
E, naturalmente, perché dovrebbero andarsene?
Le opportunità economiche erano molto più grandi in Europa che nel luogo d’origine.
E se avessero perso il lavoro, avrebbero potuto godere comunque di una generosa previdenza sociale.
Per un periodo, agli immigrati era consentito – anche incoraggiato, grazie all’impegno europeo verso il “multiculturalismo”- di seguire qualsiasi cultura volessero.
Ma non ha funzionato bene.
I leader di Gran Bretagna, Francia e Germania hanno ammesso proprio questo nel 2011, quando David Cameron, Nicholas Sarkozy e Angela Merkel hanno annunciato drammaticamente che il multiculturalismo era fallito.
Quindi, agli immigrati venne chiesto di assimilarsi e abbracciare i valori occidentali.
Se questo fosse avvenuto, pensarono i governi europei, tutti i costi finanziari, e anche gli occasionali atti di terrorismo, avrebbero potuto essere ignorati.
Ma non è mai successo.
E l’immigrazione è aumentata.

Durante il 2015, le popolazioni di Germania e Svezia sono aumentate del 2% in un solo anno.
Nel 2017, il nome maschile più utilizzato nel Regno Unito fu Muhammad (Maometto).
Quindi, perchè i leader europei hanno deciso che l’Europa potesse accogliere chiunque, sia chi scappa dalla guerra, sia chi cerca solo una vita migliore, non importa quanto i loro valori fossero diversi – o addirittura opposti – a quelli europei?
La risposta in una parola è questa: senso di colpa.
Questi rifugiati non stanno fuggendo, dicono, dalle conseguenze dell’imperialismo europeo?
Non abbiamo sfruttato brutalmente questi sfortunati nei loro paesi?
Non siamo noi la causa della loro miseria?
Accettarli in Europa è un modo di cancellare questo senso di colpa.
Questo vale soprattutto per la Germania.
Lasciando entrare un milione e mezzo di persone nel loro paese nel 2015, Angela Merkel, in effetti, stava proclamando al mondo che la Germania, la grande minaccia del ventesimo secolo, la fautrice dell’Olocausto, sarebbe diventata la superpotenza umanitaria del ventunesimo secolo. Un sentimento nobile, forse, ma chi ne paga le conseguenze?
I cittadini europei, che hanno visto un aumento esponenziale di crimini e terrorismo.
Le loro paure e frustrazioni sono state a lungo ignorate – o peggio.
Nell’ottobre 2015, il governo tedesco ha deciso che 800 immigrati appena arrivati dovevano essere alloggiati nella città tedesca di Kassel.
I residenti interessati si sono incontrati per fare domande ai loro rappresentanti.
Come mostra una registrazione video, i cittadini erano calmi ed educati.
Poi, ad un certo punto, il loro presidente distrettuale li informa che i rifugiati stanno arrivando indipendentemente dalle loro obiezioni e chiunque non è d’accordo con la sua politica è “libero di lasciare la Germania”.
Questo atteggiamento ufficiale – l’idea che se c’è un problema non è con i rifugiati, ma con i cittadini – riflette il senso di ciò che chiamo “stanchezza”: un sentimento tra le elite dominanti che la storia europea sia arrivata alla fine: che abbiamo provato la religione e qualsiasi forma di politica, e ognuna, una dopo l’altra, ci ha portato al disastro.
Roviniamo ogni idea che tocchiamo, quindi chi può dire che il mondo non sarà un posto migliore senza di noi?
Ovviamente, solo persone che non hanno idea di quanto siano fortunate potrebbero avere questo punto di vista.
Ironia della sorte, nessuno lo sa meglio di quei rifugiati che veramente hanno assimilato e che difendono i valori occidentali.
Persone straordinarie, come la somala Ayaan Hirsi Ali, che ha lasciato l’Olanda perché credeva nei principi dell’Illuminismo più degli olandesi.
Oppure Hamed Abdel-Samad in Germania, la cui vita viene minacciata da altri immigrati perché difende i valori europei.
Questo è un suicidio, l’auto-annientamento di una cultura.
È possibile che i cittadini europei si uniscano ai loro leader lungo questa strada ma recenti sondaggi suggeriscono che non abbiano intenzione di farlo.
Come agiranno su questa intenzione sarà il più grande evento storico dei prossimi anni.
Stiamo per assistere alla morte dell’Europa, o alla sua rinascita?
Sono Douglas Murray, autore di The Strange Death of Europe, per Prager University.
L’Elastico

